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AUMENTARE LA PRODUTTIVITA’ AZIENDALE

La “PRODUTTIVITA’ AZIENDALE” è da un paio di anni sulla bocca di ogni uomo, sia esso della strada, sia personaggio televisivo (politico o conduttore). Eppure, a mio avviso ed a ragion veduta, in molti ne fanno un uso distorto.

Poiché il nostro fine è migliorare i conti aziendali, dobbiamo capire quanto sia in nost4ra facoltà poter fare e quanto invece dipenda dal sistema nel quale siamo inseriti. Pertanto, per la nostra spiegazione partiremo da quella che più di ogni altra merita particolare attenzione: la produttività aziendale ingegneristica.

Essa indica una percentuale di utilizzo della manodopera diretta impiegata in azienda per produrre valore (fatturato).

Avremo il 100% di produttività aziendale quando tutta la manodopera “diretta” viene impiegata per fare operazioni a valore aggiunto (quando produce fatturato); valori inferiori quando un operatore “diretto” è costretto ad utilizzare parte del suo tempo per attività che non sono dirette alla produzione di beni (quali la preparazione e la pulizia del posto di lavoro ed altre attività non produttive).

Quando in azienda si effettuano analisi sulla produttività si cerca di analizzare il

 TP = tempo di presenza (ore che il dipendente timbra sul cartellino);

 TA = tempo attivo (ore impiegate sul ciclo di lavorazione del pezzo)

da cui ricaviamo la vera formula della produttività:

          TA

P = ——– * 100 =

         TP

 

Esempio:

Se avessimo 15 operai suddivisi in 2 reparti produttivi, denominati lavorazioni manuali e lavorazioni robotizzate, così suddivisi, nel primo reparto lavorano 10 operai e nel secondo 5, ed avessimo questa situazione fra ore da cartellino e ore attive:

 – Lavorazioni manuali = TP 16.800 ore di presenza; TA 15.100 ore attive

Lavorazioni robotizzate = TP 8.400 ore di presenza; TA 5.050 ore attive

             TA 15.100

PLM = ————- * 100 = 89,88 produttività aziendale del periodo nel primo reparto;

            TP 16.800

 

             TA 5.050

PLR = ————- * 100 = 60,12 produttività aziendale del periodo nel secondo reparto.

            TP 8.400

Avremmo i suesposti valori di produttività aziendale. Il miglioramento di questi valori passa per la riduzione del tempo che un addetto “diretto” impiega in operazioni indirette, nonché attraverso il rispetto di standard tecnici di produzione (secondi, minuti o ore a pezzo) e, sovente, avviene tramite analisi di Tempi e Metodi (analisi dei movimenti e minimizzazione di quelli che non producono valore aggiunto: prodotto).

Qualche anno fa riuscii a raccogliere i frutti di un lavoro del genere scoprendo che si generavano vantaggi notevoli anche sul conto economico:

risultati in termini di incremento di produttività e riduzione delle dispersioni di tempo per errori di alimentazione della catena produttiva”

Questi sono valori veri, relativi ad un cliente produttore di articoli ad alto contenuto tecnologico.

Conoscere la produttività aziendale è importante per una corretta gestione dell’azienda, consente di misurare se i cambiamenti nel processo produttivo hanno determinato miglioramenti concreti.

 Migliorare questo indice attraverso concrete azioni di REEINGINEERING (finalizzata a ridurre l’incidenza dei costi variabili sui ricavi) significa, a parità di manodopera diretta, produrre maggior valore e, perciò, aumentare la redditività aziendale.

 

Con riferimento alla tabella sopra esposta:

incremento di produttività del + 3,67% annuo

Ricavi 2011 =  € 2.000.000 100%; Ricavi 2012 = € 2.073.400

Manodopera diretta 2011 = € 1.000.000 (50%); Manodopera diretta 2012 = € 500.000 (48,23%)

 

Quando invece il problema è una immensa perdita di competitività con il maggior concorrente, le tecniche di miglioramento continuo (Continous improvement) non possono risultare sufficienti. In tal caso l’azienda deve verificare se vi sono le condizioni per realizzare un Breakthrough tecnologico, un salto garantito dalla tecnica che permette di migliorare notevolmente il rapporto tecnico.

Una corretta definizione di breakthrough è “discontinuità tecnologica” o anche “innovazione radicale”:

Andando sempre a pescare tra le mie esperienze lavorative posso riportare l’esempio di un’azienda in cui le persone trasportavano a spalla il materiale (pacchetti di legno lunghi anche 3 metri e larghi circa 7 centimetri) da un reparto all’altro, svolgendo di fatto il ruolo di tassisti senza disporre di tassametro che quantificasse il servizio “indiretto”.

Bene, tale azienda:

1. “automatizzò” quasi completamente lo spostamento della merce tra i reparti a mezzo apposite rulliere;

2. sostituì la macchina dell’ultimo reparto, (Pressa di incollaggio delle strisce di legno su apposito supporto ligneo) per far fronte alla maggior produttività dei reparti a monte, installandone una quattro volte più produttiva a parità di ore di manodopera.

L’azienda in esame passò, a regime, da una produzione per ora uomo di circa 16 mq di prodotto realizzato ad oltre 27.

Un miglioramento notevole, +68,75, non a piccoli passi, reso possibile però esclusivamente dagli adeguamenti tecnologici.

Divesa è la questione a livello macroeconomico, in questo caso per la produttività ci possiamo rifare al DIPARTIMENTO DEL TESORO E AL SUO METODO DI CALCOLO 

Nell’aprile 2013, il Dipartimento del Tesoro emette un documento denominato “Il calcolo del PIL potenziale e del saldo di bilancio corretto per il ciclo”. In tale documento si riporta il metodo di calcolo del PIL Potenziale della nazione e da quale si evincono cose molto interessanti. In esso abbiamo rappresentata una funzione di produzione a rendimenti di scala costanti del capitale e del lavoro, una Cobb-Douglas, in questo modo:

Yt= Ltα*Kt1-α*TFPt

dove Y è il PIL reale, L il lavoro, K il capitale, e α è l’elasticità del prodotto al fattore lavoro. Sulla base delle ipotesi di rendimenti costanti di scala e concorrenza perfetta, può essere stimato direttamente dalla serie della quota dei salari (wage share). Nel tempo, e per tutti i paesi europei, alfa è stato osservato essere circa 0,65 (quindi 1-α sarà 0,35) stimato sulla base dei dati disponibili dal 1960 al 2003.

Il fattore TFP rappresenta il contributo del progresso tecnologico (o Produttività Totale dei Fattori, Total Factor Productivity) alla crescita economica. L’ipotesi sulla produttività totale dei fattori prevede che il processo tecnologico si propaghi attraverso miglioramenti qualitativi di entrambi i fattori produttivi, capitale e lavoro: 

TFPt= (ELα EK1-α) x (ULαUK1-α)

Questa espressione riassume l’efficienza del fattore lavoro e del capitale (E) e del loro grado di utilizzazione (U).

Traducendo in parole semplici, il progresso tecnologico si trasferisce all’economia per mezzo dei due parametri: efficienza e grado di utilizzo, della manodopera e degli impianti.

 Cosa notiamo da questa serie di formule? Semplicemente che in ogni caso la distribuzione della produttività è dicotomica: 

–          65% salari e stipendi:

–          35% profitto/capitale.

Ma attenzione, la sua determinazione è relativa al periodo fino al 2006. 

E cosa è accaduto oggi, 2013, all’alba di numero 2 recessioni consecutive? Ce lo dice il Centro Studi Confindustria a giugno 2013: 

Dal 2007 in poi il Mark-Up (ricarico) delle aziende italiane è calato notevolmente e questo ha comportato, data la rigidità della struttura dei costi fissi aziendali, un notevole calo della redditività aziendale:  

Bene, dal grafico suesposto si evince un calo della redditività aziendale dal 2006 ad oggi di circa un terzo.

In termini di risultato, per il Dipartimento del Tesoro, ciò potrebbe voler dire che vi sia stata una modifica del coefficiente 1-α da 0,30 a 0,20. Faccio presente che questo “pare” fosse il dato per l’Italia mentre per l’Europa la media rammentiamo era 0,35.. 

Per ristabilire questo coefficiente (che non deve mai scendere sotto certi parametri) è necessario aggiustare il CLUP del paese (Costo del Lavoro per Unità Prodotta).

Ecco, il fine ultimo della ricerca della produttività a livello macroeconomico passa per un riallineamento del CLUP internazionale, invece ogni singola azienda deve fare la sua per aumentare la propria produttività industriale e monitorarla ogni giorno altrimenti guerra contro i costi è impossibile da vincere.

In questo senso dobbiamo inquadrare l’ultima battaglia che ho avuto modo di vincere in questi ultimi 2 mesi. In una piccola realtà metalmeccanica in soli 2 mesi, a partire all’incirca dal 10 marzo 2019, con un’analisi quasi da tempi e metodi, sono riuscito ad ottenere i seguenti miglioramenti nel rapporto FATTURATO/ORE DIRETTE PRODUTTIVE:

 

MESE

PRODUTTIVITA’

FEBBRAIO (*)

100,00

MARZO

115,87

APRILE

140,98

 

(Base Febbraio = 100)

Considerate che ciò significa in teoria un 40% in più di fatturato a parità di costi della manodopera. Penso che il cliente possa essere ampiamente soddisfatto.

Nel prossimo articolo utilizzeremo un po’ di letteratura esistente per illustrare le modalità operative da attuare.

Ci rivediamo la prossima settimana.